"Elena del ghetto", il lungometraggio d'esordio diretto da Stefano Casertano, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2025, si propone di delineare un affresco storico accurato e coinvolgente. Micaela Ramazzotti assume il ruolo centrale, incarnando una figura di grande rilievo nella memoria popolare romana e nella tragica vicenda dell'Olocausto. La pellicola, distribuita nelle sale dal 29 gennaio da Adler Entertainment, vanta un cast di spicco che include anche Valerio Aprea, Giulia Bevilacqua, Caterina De Angelis e Giovanni Calcagno.
La narrazione si sviluppa nella Roma degli anni tra il 1938 e il 1943, un periodo segnato dall'oppressione fascista e dall'occupazione nazista. La protagonista, Elena, è una giovane donna ebrea che incarna uno spirito indomito e una determinazione ferrea. La sua ricerca di autonomia si scontra con un contesto sociale profondamente svantaggiato, caratterizzato da povertà e discriminazioni di genere. Nonostante le avversità, Elena lavora incessantemente per sostenere la propria famiglia, decide di separarsi da un marito debole e rivendica con forza la sua libertà personale. Il suo anticonformismo la etichetta come una persona eccentrica e mentalmente instabile, un pregiudizio che le costa caro e la porta a ripetuti arresti, ma che non scalfisce la sua resilienza. L'apice della sua audacia si manifesta il 16 ottobre 1943, quando, scoperta l'imminente retata nel ghetto, tenta disperatamente di avvisare la sua comunità, purtroppo senza successo.
Il film di Casertano, ispirato al libro “La matta di piazza Giudia. Storia e memoria dell’ebrea romana Elena Di Porto” di Gaetano Petraglia, si distingue per la meticolosa ricostruzione degli ambienti, degli abiti e delle usanze della Roma popolare di un'epoca cruciale, funestata dal fascismo, dalla guerra e dal nazismo. L'opera, pur toccando diversi temi cruciali come il razzismo, la disparità di genere e di classe, e l'antifascismo, si mantiene fedele alla vicenda biografica di Elena Di Porto. La prestazione di Micaela Ramazzotti è particolarmente ammirevole, poiché si cala con generosità e completezza nel personaggio, donando al racconto una profondità emotiva straordinaria. Sebbene la pellicola possa presentare qualche debolezza nella coesione narrativa, che talvolta si disperde tra le molteplici tematiche affrontate, la sua forza risiede nella capacità di riportare alla luce una storia di coraggio e resilienza.
Il film offre uno spunto di riflessione potente sulla capacità dello spirito umano di resistere di fronte all'ingiustizia e alla prevaricazione. La figura di Elena, con la sua inesauribile vitalità e la sua ostinata ricerca di dignità, si erge come simbolo di speranza e di non arrendevolezza. Attraverso la sua vicenda, il lungometraggio ci rammenta l'importanza di rimanere saldi nei propri valori, anche quando il mondo circostante sembra crollare. È un invito a coltivare la tenacia e la fiducia nella giustizia, promuovendo una visione positiva e proattiva anche nei momenti più oscuri della storia.