Negli ultimi anni, il mercato della cura femminile ha visto l'emergere della cosiddetta V-care, una categoria di prodotti specifici per l'igiene intima. Questa tendenza solleva interrogativi fondamentali: si tratta di un reale bisogno dermatologico o ginecologico, o è piuttosto una leva di marketing che gioca sulle insicurezze femminili? L'articolo approfondisce questo dilemma, distinguendo tra l'autentica necessità clinica e le strategie commerciali.
La V-care tra Bisogno Medico e Strategie di Marketing
La crescente offerta di detergenti specifici, sieri, gel lenitivi, deodoranti e creme per l'area vulvare, promossa sotto l'etichetta di 'skincare intima', ha generato un acceso dibattito. L'obiettivo, come per i prodotti di bellezza tradizionali, è spesso quello di idratare, ringiovanire, profumare e levigare. Tuttavia, il contesto è significativamente diverso, poiché si tratta di una zona estremamente delicata e specifica del corpo femminile.La confusione tra 'vulva' e 'vagina' è ancora molto diffusa, come sottolinea il Dott. Luca Bello, medico chirurgo specialista in ginecologia e ostetricia presso il Centro multidisciplinare per la salute sessuale di Torino. La vulva è l'insieme delle strutture esterne, mentre la vagina è il canale interno. La skincare intima si riferisce esclusivamente alla cura della vulva.
Dal punto di vista medico, la skincare intima dovrebbe essere intesa come la gestione dell'ambiente vulvare per preservare l'integrità della barriera muco-cutanea, mantenere il trofismo dei tessuti e prevenire irritazioni o dolore cronico. In assenza di patologie, una corretta detersione e la riduzione degli irritanti sono sufficienti. L'uso eccessivo di prodotti profumati o lavande vaginali può alterare il microbioma locale, causando problemi invece di risolverli.
La V-care diventa un supporto terapeutico essenziale in presenza di condizioni come secchezza, menopausa, terapie oncologiche o irritazioni croniche. È utile anche per chi pratica sport intensi, durante l'uso di contraccettivi ormonali che possono alterare i tessuti vulvari, prima e dopo l'attività sessuale, e nel post-partum. Durante la menopausa, la carenza di estrogeni e androgeni rende la skincare mirata fondamentale per contrastare assottigliamento, secchezza e rischio di infezioni.
Patologie come il lichen sclerosus, la vulvodinia o le vulvovaginiti ricorrenti richiedono una gestione conservativa dell'ecosistema vulvare, con l'uso di unguenti, creme neutre o farmaci topici per ridurre il dolore e limitare le recidive. La distinzione tra necessità clinica e trend di bellezza è cruciale: la V-care è benefica quando essenziale e mirata a preservare funzione e comfort. Tutto ciò che è superfluo, aggressivo o anti-età per una vulva sana è spesso dettato da logiche di marketing, sfruttando le insicurezze estetiche.
L'industria cosmetica e, in parte, quella della chirurgia estetica vulvare, si muovono in un'area grigia. Interventi come la labioplastica o la vaginoplastica sono talvolta richiesti per motivi non clinici. Le società scientifiche internazionali mantengono una posizione cauta, evidenziando che i benefici sono spesso aneddotici e i rischi non trascurabili. La buona pratica per la salute intima include l'uso di biancheria traspirante in cotone, evitare indumenti stretti e sintetici, una corretta igiene dopo la defecazione e pratiche sessuali sicure con lubrificanti non irritanti. È fondamentale evitare rasature aggressive e lavande interne, e mantenere un buon equilibrio del microbiota.
In definitiva, una vulva sana è indolore, priva di prurito, bruciore, secchezza o odori sgradevoli persistenti. La skincare intima è una questione di medicina quando previene o tratta disturbi con benefici dimostrabili, mentre diventa un trend quando mira a modificare caratteristiche anatomiche normali per soddisfare aspettative estetiche dettate dal mercato. La consapevolezza e l'informazione sono chiavi per un approccio equilibrato e salutare.