Il più recente lungometraggio di Edoardo Winspeare, intitolato “Vita mia” e nelle sale dal 9 aprile, presenta Dominique Sanda nel ruolo di un'anziana aristocratica di origini transilvane stabilitasi nel cuore del Salento. La trama si concentra sulla sua vita, caratterizzata da un orgoglioso legame con le sue radici e con l'avanzare dell'età, nonostante le sfide poste dalla salute precaria e dalle difficoltà economiche. La narrazione si sviluppa attorno all'incontro con Vita, una donna del posto interpretata da Celeste Casciaro, che entra nella sua quotidianità per offrirle aiuto, trasformando un iniziale scetticismo in una profonda complicità.
La pellicola di Winspeare è un'esplorazione toccante delle memorie di una donna che ha vissuto in prima persona le drammatiche vicende del Novecento europeo, quali i traumi della guerra, l'orrore del nazismo e dell'Olocausto, e le conseguenze dell'occupazione sovietica. Attraverso il personaggio di Sanda, il regista tesse una tela complessa dove le esperienze personali si fondono con la grande storia, riflettendo sul significato della memoria e sulla capacità di resilienza umana di fronte alle avversità storiche e personali. Il film offre uno sguardo intimo su come il passato continui a plasmare il presente, invitando alla riflessione sul ruolo dell'Europa e sui valori di civiltà nel contesto contemporaneo.
Celeste Casciaro, nel delineare il suo personaggio, Vita, ha sottolineato come la sua figura si evolva da un'iniziale diffidenza verso l'anziana nobildonna a un profondo senso di ammirazione per la sua forza e determinazione. Allo stesso tempo, il personaggio di Dominique Sanda, la duchessa, si scopre ad aprirsi e a sviluppare un nuovo sguardo verso gli altri, permeato da maggiore affetto e comprensione. Questa dinamica relazionale tra le due donne, così diverse per provenienza, età e visioni del mondo, diventa il cuore pulsante del film, simboleggiando un ponte tra generazioni e culture.
Il regista Edoardo Winspeare ha voluto rimarcare come il film non sia solo un racconto personale, ma anche un commento sulla storia e sul futuro dell'Europa. Egli esprime la speranza che il continente abbia saputo trarre insegnamento dal suo passato, nonostante le persistenti sfide poste da leader autocrati e dalle complessità geopolitiche. Winspeare vede nell'Unione Europea un faro di civiltà, un punto di riferimento in un mondo sempre più frammentato, ribadendo l'importanza di valori come la pace, la comprensione e la cooperazione tra i popoli.
“Vita mia” si rivela dunque un'opera cinematografica che va oltre il semplice racconto individuale, offrendo una profonda meditazione sulla memoria storica, sulle relazioni umane e sulla resilienza dello spirito. Attraverso le storie intrecciate dei suoi personaggi, il film ci invita a riflettere sul peso del passato e sulla possibilità di un futuro in cui l'empatia e la comprensione reciproca possano prevalere, anche di fronte alle ferite più profonde della storia.